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Ricordava bene quel muretto, o muro?
Andava dalla colonna del cancello sul retro, per arrivare alla gallinaia. Saranno stati forse dieci o quindici metri. L’aveva costruito in nemmeno due giorni, per impedire a quel ficcanaso del vicino di venire a spiare a ogni piè sospinto; senza contare che, con una scusa banale, gli aveva tagliato quel profumato susino che, in primavera, spandeva la sua inebriante essenza, con i bianchi fiori che parevano fiocchi di neve.
Aveva piantato due o tre pianticelle di partenocissus; senza tener in conto della loro invasività: avevano ricoperto completamente il muretto ed erano arrivate fino al garage. Pazienza!
E quella volta che (parlando sempre del vicino) il suo cagnolino pestifero -sembrava un volpino imbastardito-si avventò sulle caviglie dello sfortunato di turno in bici e lo fece andare a sbattere contr il muro della casa…
A proposito della colonna e del cancello sul retro: su di essa cresceva selvaggia una vite americana(?) Niente di commestibile sia chiaro. Ma suo figlio e sua nuora ci passarono un intero pomeriggio. Ora sembrava che le cose fossero rinate, al punto che il cancello si apriva senza problemi: sembrava un altro… Credeva che qualche uccellino ci facesse il nido.
Ricordava un inverno in cui ne vide uno col ventre arancio: lo chiamò ‘pettirosso’, ma non sapeva con quale diritto. Il suo cinguettio sovrastava il silenzio ovattato della neve.